Come nasce un cosmetico

Banco di laboratorio con materie prime e strumenti per la formulazione di un cosmetico

Come nasce un cosmetico Prima Essenza

Quando guardiamo una crema, un olio o un detergente finito, vediamo soprattutto il risultato: il prodotto nella sua confezione, la sua consistenza, il suo profumo, il modo in cui si applica.

Ma un cosmetico nasce molto prima.

Nasce da una materia prima, da un’esigenza, da una scelta formulativa. Passa attraverso prove, modifiche, verifiche e controlli prima di arrivare al prodotto che conosciamo.

Come nasce un cosmetico, quindi?

Non esiste una sola risposta valida per ogni prodotto, perché una formula anidra, un’emulsione, un detergente o un prodotto solido possono richiedere approcci differenti.

Esiste però un principio comune: un cosmetico ben progettato è il risultato di un processo nel quale materia prima, formulazione, processo produttivo, sicurezza e qualità devono essere considerati insieme.

È proprio questo percorso che vogliamo raccontare in DIETRO PRIMA ESSENZA.


Che cos’è una formulazione cosmetica?

Una formulazione cosmetica è la composizione progettata di un prodotto cosmetico, nella quale ogni ingrediente viene scelto e utilizzato in una determinata quantità e con una determinata funzione all’interno della formula.

La formulazione non consiste semplicemente nel sommare ingredienti.

Bisogna considerare come questi ingredienti interagiscono tra loro, come verranno lavorati, quale consistenza si vuole ottenere, come il prodotto dovrà conservarsi e quale esperienza d’uso dovrà offrire.

Nel caso di un’emulsione, per esempio, la situazione è particolarmente interessante.

Un’emulsione cosmetica contiene generalmente almeno due fasi liquide non miscibili, come acqua e olio. La sua struttura e la sua stabilità dipendono non soltanto dalla composizione, ma anche dai parametri del processo: tipo e concentrazione dell’emulsionante, rapporto tra le fasi, temperatura, velocità e tempo di miscelazione sono alcuni dei fattori che possono influenzare il risultato. La letteratura scientifica mostra inoltre come reologia, struttura e comportamento delle emulsioni siano strettamente legati sia alla stabilità sia alle caratteristiche sensoriali del prodotto.

Questo spiega una cosa importante:

la formula da sola non racconta tutto.

Anche il modo in cui quella formula viene realizzata è parte del risultato.


Da dove si comincia?

Prima viene l’idea, poi la formula

Prima ancora degli ingredienti c’è una domanda:

che cosa deve essere questo prodotto?

Una crema viso, per esempio, non nasce con lo stesso obiettivo di un olio puro.

Un detergente deve essere progettato considerando la funzione detergente e la modalità di utilizzo.

Un prodotto anidro, cioè privo di acqua, presenta problematiche formulative differenti rispetto a un’emulsione contenente acqua.

Per questo lo sviluppo di un cosmetico parte dalla definizione delle caratteristiche desiderate.

Si ragiona sulla funzione cosmetica, sul tipo di prodotto, sulla zona di applicazione, sulla texture, sull’esperienza d’uso e sulle caratteristiche che dovranno essere mantenute nel tempo.

Solo a questo punto la scelta degli ingredienti può diventare realmente ragionata.

La formulazione parte anche dalla conoscenza della pelle

Ogni nuovo sviluppo cosmetico parte da una precisa esigenza d’uso e dalla conoscenza della struttura e della fisiologia della pelle.

La pelle non è una barriera inerte.

L’epidermide è un tessuto dinamico nel quale avvengono continuamente processi di differenziazione cellulare, organizzazione dei lipidi dello strato corneo e mantenimento della funzione barriera.

Lo strato corneo, cioè lo strato più superficiale dell’epidermide, svolge un ruolo fondamentale nel controllo della perdita d’acqua e nella protezione dagli agenti esterni. La sua funzione barriera dipende dall’interazione di componenti fisiche, chimiche e biologiche; tra i fattori coinvolti rientra anche il pH della superficie cutanea.

Anche l’ambiente acido della superficie cutanea contribuisce a numerosi processi legati all’omeostasi dello strato corneo. La ricerca mostra infatti che il pH cutaneo è coinvolto nella funzione barriera, nel metabolismo dei lipidi, nell’attività enzimatica e nelle interazioni con il microbiota cutaneo.

Il pH cutaneo, però, non è un valore identico per ogni persona e in ogni zona del corpo: può variare in funzione di sede anatomica, età, idratazione, secrezioni cutanee e altri fattori. Per questo è più corretto parlare di un ambiente fisiologicamente acido della superficie cutanea piuttosto che di un unico “pH ideale” valido in assoluto.

Per questo una formulazione ben progettata non considera soltanto quale ingrediente usare, ma anche su quale superficie dovrà essere applicata, con quale frequenza, in quale tipologia di prodotto e con quali caratteristiche finali.


La scelta delle materie prime

Una delle fasi più importanti è la selezione delle materie prime.

Perché non basta scegliere un ingrediente “naturale”?

Perché il termine naturale, da solo, non dice come quell’ingrediente si comporterà in una formula.

Un olio vegetale può avere caratteristiche differenti da un altro olio.

Una cera può modificare consistenza e struttura.

Un emulsionante può influire sulla stabilità e sulla sensorialità.

Un conservante deve essere valutato anche in relazione all’intero sistema formulativo.

La selezione deve quindi tenere conto delle caratteristiche della materia prima, della sua funzione, della compatibilità con gli altri ingredienti e del risultato che si vuole ottenere.

La letteratura cosmetologica evidenzia infatti come le proprietà fisiche e reologiche di una formulazione siano strettamente legate alla stabilità e alle caratteristiche sensoriali del prodotto.

Nel nostro lavoro

Per Prima Essenza questo passaggio assume un significato particolare.

La materia prima non è considerata soltanto come una voce di una ricetta.

L’interesse per le piante, per gli oli vegetali, per l’estrazione e per la distillazione nasce dal rapporto diretto con la materia e dalla volontà di comprenderne meglio caratteristiche e possibilità di utilizzo.

È anche per questo che l’olio di semi di fico d’India occupa un posto particolare nella nostra ricerca: Prima Essenza non si limita a inserirlo in alcuni prodotti, ma lo ottiene attraverso un proprio processo di estrazione dei semi dell’Opuntia ficus-indica.

Questa è esperienza diretta.

E va distinta dall’evidenza scientifica sulle caratteristiche cosmetiche di una determinata materia prima.


Dalla materia prima alla formula

Una volta individuati gli ingredienti, comincia la vera costruzione della formula.

Qui entra in gioco la formulazione cosmetica.

Ogni componente deve avere una ragione.

Può contribuire alla struttura del prodotto, alla sua consistenza, alla sensorialità, alla funzione detergente, all’emulsione, alla conservazione o ad altre caratteristiche della formula.

Il lavoro del formulatore consiste nel trovare un equilibrio tra queste diverse esigenze.

Una formula cosmetica è quindi un sistema, non un semplice elenco di ingredienti.

Questo è particolarmente evidente nelle emulsioni.

La loro stabilità fisica dipende dall’interazione tra composizione e processo produttivo; variazioni nella composizione o nelle condizioni di lavorazione possono modificare viscosità, struttura, dimensione delle gocce e comportamento del prodotto.


Le tre componenti formulativo-strutturali di un cosmetico

Per comprendere meglio come nasce una formulazione, è utile osservare ciò che accade al suo interno.

In un’emulsione cosmetica possiamo distinguere, in termini semplici, una fase acquosa, una fase lipidica e un insieme di componenti che permettono di costruire e mantenere stabile la struttura della formula.

È una semplificazione utile dal punto di vista divulgativo: tecnicamente, emulsionanti e conservanti non costituiscono necessariamente una “terza fase” fisica separata, ma sono componenti funzionali della formulazione.

1. La fase acquosa

La fase acquosa costituisce una parte fondamentale della formulazione e, nelle emulsioni, rappresenta il mezzo in cui sono disciolti o dispersi numerosi componenti idrosolubili.

L’acqua utilizzata in formulazione deve possedere caratteristiche adeguate al processo produttivo e alla tipologia di prodotto.

In alcuni progetti formulativi, una parte della fase acquosa può essere costituita o arricchita da idrolati botanici, come quelli di rosa o di zagara.

Gli idrolati non sono semplicemente “acqua profumata”: sono prodotti ottenuti durante la distillazione di materiale vegetale e possono contenere una frazione di composti idrosolubili caratteristici della materia prima di origine.

Il loro impiego, però, deve essere valutato all’interno della formula e non può essere considerato automaticamente sinonimo di maggiore efficacia cosmetica.

2. La fase lipidica

La fase lipidica comprende oli vegetali, burri e altre sostanze lipofile utilizzate per costruire la struttura e le caratteristiche sensoriali del prodotto.

Oli come quello di oliva, argan o vinaccioli possono svolgere una funzione emolliente, contribuendo alla sensazione di morbidezza e comfort cutaneo.

La loro presenza nella formula non dipende tuttavia soltanto dalle proprietà del singolo olio: contano anche il quantitativo utilizzato, le caratteristiche della materia prima e il rapporto con gli altri componenti.

Nel nostro lavoro questo è uno dei motivi per cui la conoscenza della materia prima assume un valore concreto: scegliere un olio significa conoscere non soltanto la sua origine, ma anche il modo in cui può comportarsi all’interno di una formulazione.

3. Emulsionanti e sistema conservante

Quando una formula contiene acqua e oli, queste due componenti non si mescolano spontaneamente in modo stabile.

Gli emulsionanti sono sostanze che favoriscono la formazione e la stabilizzazione dell’emulsione, contribuendo a mantenere distribuita una fase all’interno dell’altra.

La stabilità finale dipende però dall’intero sistema formulativo e anche dal processo di produzione.

Il sistema conservante, quando necessario, ha invece una funzione diversa: contribuisce a controllare la crescita dei microrganismi e a mantenere la qualità microbiologica del prodotto durante la sua vita utile e nelle condizioni previste di utilizzo.

Questa distinzione è importante:

emulsionante e conservante non fanno la stessa cosa e non sono intercambiabili.


La stabilizzazione richiede equilibrio

Una formulazione cosmetica deve essere progettata tenendo conto di numerosi parametri contemporaneamente.

Uno di questi è il pH, cioè una misura dell’acidità o alcalinità della formula.

Il pH non viene scelto semplicemente perché “più acido è meglio” o perché deve corrispondere necessariamente a un unico valore ideale.

Durante lo sviluppo di un cosmetico viene valutato in relazione alla tipologia di prodotto, alla stabilità degli ingredienti, al sistema conservante, al comportamento della formula e alla zona di applicazione prevista.

Anche la pelle presenta naturalmente un ambiente debolmente acido. Il pH della superficie cutanea varia in funzione di diversi fattori, tra cui sede anatomica, età e condizioni individuali. La ricerca mostra inoltre che il pH dello strato corneo è coinvolto nella regolazione della funzione barriera e di diversi processi biochimici dell’epidermide.

Per questo, nella formulazione di un cosmetico destinato alla pelle, il pH viene calibrato considerando contemporaneamente stabilità della formula e tollerabilità cutanea, senza ridurre la progettazione a un semplice numero.

La stabilizzazione di un cosmetico non dipende infatti da un unico parametro.

È il risultato dell’equilibrio tra composizione, processo, sistema conservante, caratteristiche delle materie prime e condizioni di confezionamento e conservazione.


La scelta del fitocomplesso

Quando una formulazione nasce attorno a una materia prima vegetale, non sempre l’obiettivo è valorizzare una singola molecola.

Può essere interessante lavorare con un fitocomplesso, cioè l’insieme dei diversi costituenti caratteristici di una determinata materia prima vegetale.

Questo approccio richiede però attenzione.

Non significa attribuire automaticamente all’intero insieme tutte le proprietà delle singole molecole presenti.

Significa piuttosto considerare la materia prima nella sua complessità e valutare quali caratteristiche siano realmente utili e compatibili con il progetto formulativo.

Per questo la scelta di un estratto, di un olio, di un idrolato o di un’altra materia prima vegetale non dovrebbe dipendere soltanto dal nome della pianta.

Conta come è stata ottenuta, quali caratteristiche possiede, come viene standardizzata quando previsto e quale funzione può svolgere concretamente all’interno della formula.

Nel nostro lavoro questo principio è particolarmente importante quando ci confrontiamo con materie prime vegetali che conosciamo direttamente attraverso processi di estrazione e trasformazione.


La prima formula non è necessariamente quella definitiva

Questo è uno degli aspetti che il consumatore vede meno.

Una formula può richiedere più prove.

Si prepara un campione.

Lo si osserva.

Si verificano consistenza, aspetto e altre caratteristiche pertinenti.

Poi si interviene.

Si cambia una materia prima, una concentrazione o un parametro di processo.

E si realizza un nuovo campione.

Il ciclo ricomincia.

Non significa necessariamente che la prima formula fosse “sbagliata”.

Significa che lo sviluppo cosmetico è un processo di ottimizzazione.

Anche la ricerca sulla reologia delle formulazioni cosmetiche mostra quanto proprietà come viscosità, comportamento al flusso e struttura siano importanti sia per la stabilità sia per le caratteristiche sensoriali del prodotto.


Formulazione e produzione non sono la stessa cosa

È una distinzione importante.

Formulare significa progettare la composizione e mettere a punto il prodotto.

Produrre significa realizzare quella formulazione in condizioni definite e controllate.

Il passaggio dalla piccola prova di laboratorio alla produzione richiede quindi attenzione.

Le buone pratiche di fabbricazione per i cosmetici riguardano produzione, controllo, conservazione e spedizione dei prodotti; nell’Unione europea il Regolamento (CE) n. 1223/2009 prevede che la fabbricazione dei cosmetici avvenga nel rispetto delle buone pratiche di fabbricazione.

Lo standard ISO 22716 fornisce linee guida specifiche sulle Good Manufacturing Practices (GMP) per la produzione, il controllo, lo stoccaggio e la spedizione dei cosmetici. La versione ISO 22716:2007 risulta tuttora corrente secondo ISO, dopo la conferma del 2022.

Questo porta a un concetto fondamentale:

la qualità non viene aggiunta alla fine della produzione; viene costruita durante il processo.


Il prodotto deve essere stabile

Una crema perfetta il giorno della preparazione non è necessariamente un buon cosmetico.

Bisogna capire come si comporterà nel tempo.

Che cos’è il test di stabilità?

Il test di stabilità serve a valutare come il prodotto mantiene le proprie caratteristiche nel tempo e in condizioni definite.

A seconda della formulazione, vengono osservati parametri fisici, chimici e microbiologici pertinenti, oltre a caratteristiche come aspetto, colore, odore, consistenza e comportamento della formula.

La stabilità è particolarmente importante per le emulsioni, che sono sistemi complessi e la cui stabilità fisica dipende sia dai parametri della formula sia dal processo di produzione. La reologia è inoltre strettamente collegata alle proprietà funzionali e sensoriali delle formulazioni cosmetiche.

Il concetto di stabilità non riguarda quindi soltanto l’aspetto esteriore.

Riguarda la capacità del prodotto di mantenere nel tempo le caratteristiche previste entro le condizioni stabilite.

Perché è importante?

Perché il consumatore non utilizza un cosmetico appena preparato in laboratorio.

Lo utilizza dopo settimane o mesi.

Il prodotto deve quindi essere progettato pensando anche alla sua vita dopo la produzione.


E la microbiologia?

Quando una formulazione presenta caratteristiche che possono favorire la crescita microbica, la valutazione microbiologica diventa una componente importante dello sviluppo e del controllo del prodotto.

Non esiste però una regola semplicistica secondo cui ogni cosmetico richiede esattamente lo stesso insieme di test.

Il tipo di prodotto, la presenza di acqua, la formulazione e il rischio microbiologico devono essere considerati caso per caso.

Per questo nella pratica professionale si incontrano valutazioni microbiologiche, test di efficacia del sistema conservante e altri controlli scelti in funzione del prodotto.

Il principio importante è che la strategia di controllo microbiologico deve essere coerente con la formulazione e con il rischio associato al prodotto.


La sicurezza viene prima della vendita

Questo è forse l’aspetto più importante che spesso rimane invisibile al consumatore.

Nell’Unione europea, prima di immettere un cosmetico sul mercato, il prodotto deve essere sottoposto a una valutazione della sicurezza e deve essere predisposto un Cosmetic Product Safety Report, cioè il rapporto sulla sicurezza del prodotto cosmetico.

La valutazione considera, tra gli altri aspetti, l’uso previsto del prodotto e l’esposizione agli ingredienti presenti nella formulazione. La normativa prevede inoltre che il rapporto venga mantenuto aggiornato quando emergono nuove informazioni rilevanti.

Il prodotto deve inoltre avere un Product Information File (PIF), contenente la documentazione prevista dalla normativa, compresa la descrizione del prodotto, il rapporto sulla sicurezza e le informazioni relative alla produzione. Il PIF deve essere conservato per dieci anni dall’immissione sul mercato dell’ultimo lotto.

Questa documentazione costituisce una parte essenziale del lavoro che il consumatore normalmente non vede.


Anche le indicazioni sul prodotto devono essere dimostrabili

C’è un altro passaggio spesso sottovalutato.

Non tutto ciò che può essere scritto su un cosmetico può essere presentato come semplice slogan.

Nell’Unione europea esistono criteri comuni per la giustificazione dei claim cosmetici, stabiliti dal Regolamento (UE) n. 655/2013.

Questo significa che le caratteristiche dichiarate per un prodotto devono essere coerenti con le regole applicabili e, quando necessario, adeguatamente supportate.

È una differenza importante rispetto alla comunicazione puramente pubblicitaria.

Una cosa è dire che un ingrediente è tradizionalmente associato a una determinata pratica. Un’altra è attribuire al prodotto un effetto che richiede una dimostrazione.

Per Prima Essenza questa distinzione è fondamentale.


Anche il packaging fa parte del progetto

Un cosmetico non vive separato dalla propria confezione.

Il contenitore entra in contatto con la formula, determina il modo in cui il prodotto viene erogato e può influenzare la conservazione e l’esperienza d’uso.

Per questo la compatibilità tra formula e packaging deve essere considerata nel processo di sviluppo.

Un esempio semplice?

Un prodotto molto fluido e uno molto viscoso possono richiedere sistemi di erogazione differenti.

La scelta del contenitore non è quindi soltanto una questione estetica.


Quando un cosmetico può arrivare sul mercato?

Il percorso non termina con la preparazione della formula.

Nell’Unione europea il prodotto deve rispettare il quadro normativo previsto dal Regolamento (CE) n. 1223/2009.

Prima della commercializzazione devono essere rispettati, tra gli altri, gli obblighi relativi alla valutazione della sicurezza, alla documentazione del prodotto e alla notifica.

Il Cosmetic Products Notification Portal (CPNP) è il sistema europeo utilizzato per la notifica dei prodotti cosmetici prima della loro immissione sul mercato, secondo quanto previsto dal regolamento.

Il risultato finale è quindi molto diverso da ciò che si immagina osservando semplicemente un vasetto.

Dietro quel vasetto esiste un processo.


Come nasce un cosmetico Prima Essenza?

Ed è qui che torniamo al motivo per cui esiste DIETRO PRIMA ESSENZA.

Nel nostro lavoro il percorso parte dalla materia prima e dall’idea del prodotto.

Si sviluppa attraverso la formulazione, le prove e le scelte necessarie per raggiungere le caratteristiche desiderate.

Ma c’è un elemento che per noi viene prima di ogni altra cosa:

la conoscenza della materia.

Prima Essenza nasce dall’incontro tra conoscenze legate alle piante, alle materie prime, alla trasformazione e alla distillazione e un approccio orientato alla formulazione e alla ricerca.

La nostra storia racconta proprio questo incontro tra esperienza, materia e conoscenze tecniche.

Non significa contrapporre artigianalità e scienza.

Significa utilizzare ciò che ciascuna delle due può offrire.

L’esperienza permette di osservare la materia.

La conoscenza tecnica permette di comprenderne meglio caratteristiche e limiti.

La formulazione mette queste conoscenze in relazione.

La verifica permette di stabilire se il risultato raggiunge ciò che ci eravamo prefissati.


Dalla materia prima al prodotto: il percorso completo

Possiamo quindi riassumere la nascita di un cosmetico in una sequenza semplice:

FaseCosa accade
1. IdeaSi definisce che cosa deve essere e quale funzione cosmetica deve avere il prodotto.
2. Conoscenza della pelle e del contesto d’usoSi considerano zona di applicazione, modalità d’uso e caratteristiche del prodotto.
3. Materie primeSi selezionano gli ingredienti coerenti con il progetto.
4. FormulazioneSi costruisce la composizione e si stabiliscono proporzioni e caratteristiche.
5. CampionaturaSi realizza il prodotto in scala di laboratorio e si osserva il risultato.
6. OttimizzazioneLa formula e/o il processo vengono modificati quando necessario.
7. VerificheSi effettuano i controlli appropriati alla tipologia di prodotto.
8. SicurezzaViene effettuata la valutazione della sicurezza prevista dalla normativa europea.
9. ProduzioneLa formula viene realizzata secondo procedure e parametri definiti.
10. Controllo qualitàIl prodotto finito viene verificato rispetto alle specifiche previste.
11. MercatoDopo gli adempimenti previsti, il cosmetico può essere immesso sul mercato.

Non tutti i cosmetici attraversano esattamente gli stessi passaggi con le stesse prove: la natura della formula e del prodotto determina quali verifiche siano appropriate.

Questo è importante perché il vero rigore non consiste nel dichiarare che “si fanno tutti i test possibili”, ma nel scegliere e documentare le verifiche appropriate per quel determinato prodotto.


Quello che il consumatore non vede

Quando una persona apre un prodotto Prima Essenza, vede il risultato.

Non vede necessariamente:

la materia prima selezionata;

le prove di formulazione;

le modifiche apportate;

le valutazioni sulla stabilità;

i controlli;

la documentazione;

le decisioni prese durante il percorso.

Eppure tutto questo contribuisce a determinare ciò che arriva nelle sue mani.

È questa la parte di lavoro che vogliamo rendere più visibile.

Non per trasformare la formulazione in qualcosa di misterioso.

Al contrario.

Più si conosce ciò che c’è dietro un cosmetico, più diventa possibile scegliere con consapevolezza.


La qualità non è un singolo ingrediente

Nella cosmesi si tende spesso a concentrare tutta l’attenzione sull’ingrediente protagonista.

“Questo prodotto contiene X.”

Ma la qualità di un cosmetico non può essere ridotta alla presenza di un singolo ingrediente.

Una formulazione è un sistema.

Conta la qualità delle materie prime, ma conta anche come vengono utilizzate.

Conta l’ingrediente, ma anche la sua concentrazione nella formula.

Conta la formula, ma anche il processo.

Conta il processo, ma anche la stabilità e la sicurezza.

E conta il prodotto finale nel suo insieme.

La ricerca scientifica sulla formulazione cosmetica conferma quanto composizione, struttura, reologia e processo siano interconnessi, soprattutto nei sistemi complessi come le emulsioni.


Una cosmetica più consapevole

Per noi raccontare come nasce un cosmetico significa soprattutto restituire valore a ciò che normalmente rimane invisibile.

La materia prima.

Il tempo.

Le prove.

La ricerca.

Le conoscenze.

Gli errori da correggere.

Le decisioni da prendere.

Il controllo.

La responsabilità.

È questa la prospettiva di DIETRO PRIMA ESSENZA.

Non raccontare soltanto ciò che vendiamo, ma ciò che ci porta a scegliere come realizzarlo.

Perché dietro una formula non c’è soltanto un elenco di ingredienti.

C’è un percorso.

E conoscere quel percorso permette di guardare un cosmetico con occhi diversi.


Conclusione

Come nasce un cosmetico Prima Essenza?

Nasce da una materia prima e da un’idea, ma non si ferma lì.

Passa attraverso la conoscenza del contesto d’uso e della pelle, la formulazione, le prove, la verifica della stabilità, i controlli, la valutazione della sicurezza e tutto ciò che è necessario perché il prodotto possa arrivare sul mercato in modo conforme e responsabile.

Nel nostro lavoro c’è poi un elemento che consideriamo particolarmente importante: il rapporto diretto con la materia prima.

È da lì che parte la conoscenza.

È da lì che nascono molte delle domande che portano alla formulazione.

Ed è proprio da queste domande che continueremo a raccontare ciò che normalmente non si vede.

Questo è DIETRO PRIMA ESSENZA.

Perché il prodotto è ciò che arriva nelle tue mani.

Il percorso che lo ha creato è ciò che vogliamo farti conoscere.

 FAQ

Come nasce un cosmetico?

Un cosmetico nasce da un progetto formulativo che parte dall’obiettivo del prodotto e dalla scelta delle materie prime. Seguono sviluppo della formula, campionature, ottimizzazione, verifiche appropriate, valutazione della sicurezza, produzione e controlli prima della commercializzazione. Nell’UE il prodotto deve inoltre rispettare gli obblighi previsti dal Regolamento (CE) n. 1223/2009.

Che cos’è una formulazione cosmetica?

È la composizione progettata di un prodotto cosmetico, nella quale ingredienti e quantità vengono definiti in funzione delle caratteristiche e della funzione del prodotto.

Come si scelgono gli ingredienti di un cosmetico?

Gli ingredienti vengono scelti considerando la loro funzione, caratteristiche, compatibilità con gli altri componenti, quantità utilizzabile e caratteristiche desiderate del prodotto finale. Non è sufficiente che un ingrediente sia di origine naturale perché sia automaticamente adatto a qualsiasi formula.

Perché un cosmetico viene sottoposto a test?

Per verificare caratteristiche come stabilità, qualità, sicurezza microbiologica e comportamento del prodotto durante la sua vita utile, secondo valutazioni appropriate al tipo di formulazione.

Che cos’è il test di stabilità?

È una serie di verifiche attraverso cui si valuta come un cosmetico mantiene nel tempo caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche pertinenti e le proprietà previste.

Un cosmetico naturale è automaticamente sicuro?

No. L’origine naturale di un ingrediente non determina da sola la sicurezza del prodotto finito. La sicurezza deve essere valutata considerando l’intera formulazione, l’uso previsto e l’esposizione agli ingredienti. Nell’UE è richiesta una specifica valutazione della sicurezza prima della commercializzazione.

Formulazione e produzione sono la stessa cosa?

No. La formulazione riguarda la progettazione e la messa a punto della composizione; la produzione riguarda la realizzazione del prodotto secondo procedure e condizioni definite. Le buone pratiche di fabbricazione riguardano anche controllo, stoccaggio e spedizione.

Perché il packaging deve essere considerato durante lo sviluppo?

Perché il contenitore e il sistema di erogazione possono interagire con il prodotto e influenzarne conservazione, utilizzo e qualità. La compatibilità formula-packaging è quindi parte del processo di sviluppo.

Un cosmetico può essere venduto subito dopo essere stato formulato?

No. Nell’UE devono essere rispettati diversi requisiti prima dell’immissione sul mercato, tra cui valutazione della sicurezza, documentazione del prodotto e notifica prevista dal Regolamento cosmetici.

Perché la stessa materia prima può comportarsi diversamente in formule diverse?

Perché le proprietà del prodotto dipendono dall’interazione tra gli ingredienti, le loro concentrazioni e il processo di lavorazione. Nelle emulsioni, per esempio, composizione e parametri di processo influenzano struttura, reologia e stabilità.

Quanto tempo occorre per sviluppare un cosmetico da zero?

Il processo richiede generalmente da 8 a 18 mesi. Il tempo è necessario per eseguire i test di stabilità a lungo termine (almeno 3-6 mesi), il Challenge Test, i test clinici di tollerabilità cutanea e l’allestimento del PIF di conformità al Regolamento CE 1223/2009.

Perché nei cosmetici naturali vengono usati i conservanti?

L’acqua contenuta nella fase acquosa delle emulsioni è il terreno ideale per lo sviluppo di batteri, muffe e lieviti. Un sistema di conservazione adeguato – selezionato tra quelli ammessi dai disciplinari cosmetici più severi – è indispensabile per proteggere la salute del consumatore ed evitare infezioni cutanee.

Qual è la differenza tra PAO e data di scadenza?

La data di scadenza (indicata con il simbolo dell’pessidra o “Da consumarsi preferibilmente entro”) si applica ai prodotti con stabilità minima inferiore a 30 mesi. Il PAO (Period After Opening), rappresentato dal simbolo del vasetto aperto con un numero di mesi (es. 6M, 12M), indica il tempo entro cui il prodotto aperto conserva intatta la sua efficacia e sicurezza.

Un cosmetico privo di profumo aggiunto è privo di odore?

Non necessariamente. Un cosmetico senza profumazioni o oli essenziali aggiunti possiede l’aroma naturale intrinseco delle sue materie prime (oli vegetali, estratti idrosolubili, burri botanici).

FONTI UTILIZZATE

Le fonti principali che hanno guidato l’articolo sono:

Regolamento (CE) n. 1223/2009 — EUR-Lex, nella versione consolidata corrente consultata, per sicurezza, PIF, GMP, notifiche e requisiti del prodotto cosmetico.

Commissione europea — CPNP, per il Cosmetic Products Notification Portal.

Commissione europea — SCCS, per la valutazione della sicurezza degli ingredienti cosmetici e le relative linee guida. La 12ª revisione delle Notes of Guidance è stata adottata nel 2023.

ISO 22716:2007, riferimento internazionale per le Good Manufacturing Practices cosmetiche; la norma risulta confermata come corrente da ISO nel 2022.

Commissione europea — Regulation 655/2013, per i criteri comuni di giustificazione dei claim cosmetici.

PubMed — Rheology of Cosmetic Products, per il rapporto fra reologia, stabilità e proprietà sensoriali delle formulazioni cosmetiche.

PubMed — Assessing and Predicting Physical Stability of Emulsion-Based Topical Semisolid Products, per i fattori che influenzano la stabilità delle emulsioni.

PubMed — Measurements meet perceptions, per la relazione fra proprietà reologiche/texture e percezione sensoriale delle emulsioni cosmetiche.

Prima Essenza, per le informazioni relative alla storia, al metodo e all’olio di semi di fico d’India prodotto dal brand.

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